Pensare al futuro, ricordando il presente…Qui come a Napoli

quello che sta succedendo a napoli sta scuotendo un pò tutti. mi viene in mente la situazione di palermo di qualche anno fa, quando lo Stato si allontanò da noi in maniera nettissima, ma l' ha sempre fatto. se rimani solo, sei spacciato. se ti abbandonano, sei morto. se lo Stato ti abbandona, c'è chi ne approfitta e ti mette i piedi in testa (e forse anche qualche proiettile di grosso calibro). se si è arrivati a questo ci deve essere un motivo, non è possibile che le cose accadano senza una logica; la realtà è un meccanismo o un sistema, i cui ingranaggi fanno muovere tutto: ogni cosa, ogni fatto, ogni avvenimento è una causa e una conseguenza di qualcos'altro. ce ne sarebbero molte di cose da elencare, che hanno provocato questo "spannung": leggi ingiuste, indulto, economia allo sfascio, società instabile,etc.. . miliardi di cause e concause che non fanno altro che accrescere il malcontento, ma bisogna vedere verso dove è puntato e dove porterà: a un futuro malavitoso o a un giusto epilogo? tutto dipende dai cittadini giusti. saranno capaci di "illuminare" gli altri? ci sarà modo di coinvolgere tutti a un progetto giusto di legalità? ci sarà modo di cambiare la mente dei giovani, che ormai vagano storditi senza una meta precisa? potremo un giorno vedere i cittadini, incatenati al giogo mafioso, sbattere in faccia ai loro padroni quelle stesse catene che tuttora non li fanno vivere? pensiamo e permettiamo a loro di pensare, solo così si può essere liberi… klone123@virgil io.it http://blog.ali ce.it/nomafia

Pensare al futuro, ricordando il presente…Qui come a Napoliultima modifica: 2006-11-02T20:19:09+00:00da klone123@v
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4 pensieri su “Pensare al futuro, ricordando il presente…Qui come a Napoli

  1. a volte sembra che le cose vadano allo sfacelo, che questa vita ci toglie e non ci dà… che se vivi in un posto dove ancora la mafia vive anche lei…allora sarà così per sempre. Perchè (a detta di molti) la gente non vuole cambiare o perchè i giovani sono allo sbando.
    Ma non è solo questo: io credo che tutti noi giovani e non ci stiamo rendendo conto che l’unione davvero fa la forza contro questo stato che si occupa di potere ( chi più ne ha più ne vuole…) e di robetta futile, sciocca, mentre la mafia è un problema nostro.
    Fanno finta di interessarsi, è sempre stato così e non è perchè sono pessimista che lo dico, anzi più questa assurda guerra va avanti e più mi rende forte per urlare contro chi vorrebbe metterci in ginocchio. IO non ho paura, questa è la più grossa arma che abbiamo… tiriamola tutti fuori.
    Ti auguro che il tuo blog non rimanga solo sul monitor del tuo pc ma che abbia vita…
    Ti abbraccio, Ivana.

  2. Condanne per tre secoli di carcere agli uomini di Bernardo Provenzano. Le ha inflitte il gup Adriana Piras a 57 imputati, gran parte dei quali hanno protetto nell’ultimo decennio la latitanza del boss mentre altri hanno gestito le casse di Cosa nostra. Fra le persone condannate vi è anche il gruppo che organizzò il viaggio a Marsiglia di Provenzano, con in testa Nicola Mandalà, che ha pure gestito il ricovero nella clinica “La Casamance” dove il capomafia è stato sottoposto ad intervento alla prostata. A Mandalà sono stati inflitti 13 anni e quattro mesi di reclusione. Le pene più alte sono andate al capomafia di Belmonte, Benedetto Spera, ad Onofrio Morreale (18 anni), a Giuseppe Di Fiore (14 anni) e Giuseppe Pinello (12 anni e otto mesi). Il processo si è svolto con il rito abbreviato e le pene sono state ridotte di un terzo. L’inchiesta, denominata “Grande mandamento”, portò in carcere il 25 gennaio 2005 decine di uomini fidati di Provenzano. Con questa operazione coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe Pignatone e dai pm della Dda Michele Prestipino, Marzia Sabella e Maurizio de Lucia, venne stretto il cerchio attorno al boss latitante fino a farlo spingere verso il territorio di Corleone dove poi è stato arrestato lo scorso 11 aprile. Il giudice ha pure ordinato la confisca di due aziende che erano già state sequestrate, si tratta della Consud Tir e della Sicula Marmi. L’inchiesta portò anche alla scoperta, durante il blitz, della cassa della cosca di Provenzano che racchiudeva la somma di 900 mila euro, che era custodita da Giuseppe Di Fiore.
    (16 Novembre 2006)
    da http://www.repubblica. it
    klone123@virgil io.it
    http://blog.ali ce.it/nomafia

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